Monia Scarpelli

"Nel bel mezzo dell'inverno, ho infine compreso che vi era in me un'invincibile estate"

"Nel bel mezzo dell'inverno, ho infine compreso che vi era in me un'invincibile estate"

Vicino

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Vicino.

Anche per una come me che ha paura, soprattutto se non c’è niente che possa fare. Solo esserci.

Vicino

Anche per una come me che è troppo curiosa per avere paura, che ride troppo forte per non farti sentire il rumore delle lacrime che cadono.

Così si vuole bene: da vicino.

Vicino restringe lo spazio, a volte lo elimina, per questo è per i tolleranti, i coraggiosi, gli amanti e quelli pieni di fiducia. Per questo è per i creativi, che lo spazio se lo inventano, senza mai soffrire di claustrofobia.

Vicino limita la prospettiva o forse la cambia soltanto, per questo è per i curiosi, per quelli che non hanno paura di aprire gli occhi un po’ di più e magari ritrovarsene davanti un altro paio. Ci vuole attenzione per guardare altri due occhi da vicino e anche pazienza: quella di sopportare insieme un dolore o di non esplodere di felicità.

Vicino è il punto di partenza: ci si unisce prima di sparpagliarsi come vestiti gettati alla rinfusa, come un messaggio, un’eco, un grido.

Vicino si fa il primo passo e si uniscono le punte delle scarpe. “In piedi, sempre in piedi” ci si ripete piano. Si alza lo sguardo da terra e si parte: i tacchi si voltano e si prende la propria direzione, ma per quanto si vada lontano è quel “vicino” che ci si porta dietro. E alla fine non ci si allontana mai da cosa ci ha iniziato.

Vicino è anche il ritorno, quello che non conclude ma ti ricomincia.

Fai dei tuoi passi un viaggio e di chi hai incontrato in quel viaggio nuovi passi, come se li portassi con te, nelle tue scarpe.

Così si viaggia e si vuole bene: da vicino.

 

“Quello che avrei potuto dirle, per aiutarla, l’ho capito solo più tardi ripensando a quel giorno, al suo salto, alla sua follia. Le avrei dovuto dire che tanti saltano nello stesso modo via dalla loro vita, oltre se stessi, rischiando tutto per sentirsi davvero vivi. Avrei dovuto dirle che tutti lo fanno chiusi nelle loro paure, chiusi dentro la botte mefitica delle loro paure. Un posto piccolissimo, molto nero, dove sei solo, e fai fatica a respirare. Non c’è nulla che si possa fare per cambiare le cose e già si è fortunati se qualcuno ha avuto per noi l’attenzione di mettere una piccola musica, là dentro; o se capita di avere un amico ad aspettarci in un’ansa del fiume per riportarci a casa, in una qualche casa..” (A. Baricco)

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