Monia Scarpelli

"Nel bel mezzo dell'inverno, ho infine compreso che vi era in me un'invincibile estate"

"Nel bel mezzo dell'inverno, ho infine compreso che vi era in me un'invincibile estate"

Io faccio “casino”

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Io faccio “casino”. Adesso lo so, con la consapevolezza ormai acquietata di chi lo ha accettato e così sia.

Io faccio “casino” quando arrivo, quando sorrido: allargo la bocca e strizzo gli occhi, sollevo gli zigomi e faccio “casino” sulla mia faccia e tutto attorno a dove sto ridendo.

Io faccio “casino” nell’ordine, quello proprio non lo sopporto. E anche nel mio ordine a lavoro, sono incasinata perché in un ordine-ordine la mia creatività non ci crede.

Io faccio “casino” con i miei sentimenti: mi scoppiano in petto, fulminei, forti, m’invadono, li seguo, mi attacco alla loro coda come se fosse una cometa. Allo stesso modo mi scoppiano in petto i dolori, le tristezze che mi inondano, dighe di lacrime che si aprono e mi fanno piangere perché tutte dentro non ci stanno.

Io faccio “casino” con i pensieri, perché ne passano a centinaia, perché ne posso seguire a decine, perché alcuni sono concatenati e mi portano lontano. E sorrido, facendo di nuovo “casino”.

Io faccio “casino” quando guardo e il mondo mi si rovescia tutto dentro come da una brocca.

Io faccio “casino” quando parlo e restituisco al mondo quello che provo come riempiendo quella stessa brocca.

Fanno rumore le mie parole, la mia voce quando canto, i miei passi quando corro, le mie pentole quando cucino, i tasti del mio computer quando scrivo, i miei tacchi alti quando cammino. E se non parlo, canto o penso forte, mi batte forte il cuore.

Faccio “casino” con la passione, perché la mia è quella scapestrata, allegra, irruenta e divertita.

Faccio “casino” con l’amore, quando lo sogno, quando lo seguo, mi ci tuffo, lo vivo tutto fino in fondo, comunque vada, anche quando lascia segni, impronte, graffi. Anche quando mi risputa fuori, come dalla pancia di una balena, perché in qualche modo riprendo a nuotare.

Io faccio “casino” perché sono ad alta frequenza, ad alta velocità, ad alta, altissima intensità.

“E cosa credi che sia facile una donna come te? Sei complicata, sei impegnativa, sei incasinata!”

Ci sono quelli che se ne innamorano del mio “casino” o quelli che ne sono solo affascinati: è luminoso, li attrae come uno sciame di lucciole, fa spalancare gli occhi; è fatto di colori, di vento, di entusiasmo e di coraggio.

Poi ci sono quelli che hanno paura perché quel “casino” ha mille insidie, è un rischio. È bello, sì, mi piacerebbe, mi piace per un po’, però poi… no, via, dai chi ce la fa a nuotare o lasciarsi galleggiare? A farsi spiare negli angoli del cuore con quelle luci, a farsi trascinare dalle correnti rapide, da quelle nuvole? C’è chi al mio “casino” non dà nemmeno un po’ di tempo per farsi conoscere, il tempo di dimostrare che esiste un caos calmo, una scintilla che si spegne, con il solo vantaggio che poi ricompare.

Io faccio “casino” ed è accogliendolo che metto a posto, me stessa e a volte anche gli altri perché qualunque sia il loro rumore, io lo capisco.

E continuo a cercare degli occhi che mi guardino dentro con curiosità, accettando di sorprendersi senza il timore di essere invasi, perché mai nessuna briciola della mia confusione ha rubato spazio o ha fatto ombra. Ma mentre prima arrotolavo tutta me stessa, ripiegavo gli angoli di quel caos in modo da renderlo invisibile, adesso lo sorreggo soltanto, avvolto in una coperta perché stia al caldo: voglio che viaggi comodo tra le mie braccia, tra le cose che mi appartengono, tra le cose che sono.

Piacere, sono Monia, io faccio “casino”…..

 

Non innamorarti di una donna che legge
di Martha Rivera Garrido

Non innamorarti di una donna che legge,
di una donna che sente troppo,
di una donna che scrive…
Non innamorarti di una donna colta, maga, delirante, pazza.
Non innamorarti di una donna che pensa,
che sa di sapere e che inoltre è capace di volare,
di una donna che ha fede in se stessa.
Non innamorarti di una donna che ride
o piange mentre fa l’amore,
che sa trasformare il suo spirito in carne e, ancor di più, di una donna che ama la poesia (sono loro le più pericolose), o di una donna capace di restare mezz’ora davanti a un quadro o che non sa vivere senza la musica.
Non innamorarti di una donna intensa, ludica,
lucida, ribelle, irriverente.
Che non ti capiti mai di innamorarti di una donna così.
Perché quando ti innamori di una donna del genere, che rimanga con te oppure no, che ti ami o no, da una donna così, non si torna indietro.
Mai.

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