Monia Scarpelli

"Ho compreso, infine, che nel mezzo dell’inverno vi era in me un’invincibile estate."

"Ho compreso, infine, che nel mezzo dell’inverno vi era in me un’invincibile estate."

Il metamerismo e il Piccolo Principe

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Il metamerismo cromatico ha a che fare con la percezione dei colori in base alla luce sotto cui vengono osservati e agli occhi di chi li osserva. I miei amici chimici e tecnci dei tessuti sono stati molto bravi a farmelo capire e io provo a spiegarlo in relazione a quanto mi interessa.

È tutto collegato al fatto che i pigmenti assorbono e riflettono lunghezze d’onda predefinite e che i nostri occhi percepiscono solo determinate lunghezze d’onda. Ogni pigmento ha quella che viene definita la sua curva di riflessione ed è a causa di questa che l’occhio umano può percepire un colore identico ad un altro anche se non lo è, una volta che è esposto ad una certa fonte di luce; certo non basta questo: tipo e intensità della fonte luminosa sono la prima cosa, ma impattano anche l’angolo di osservazione dell’oggetto e la sensibilità ai colori dell’osservatore.

Quindi il nostro occhio è “ingannato” e limitato e il nostro cervello non può che elaborare tutto questo meglio che può. Resta il fatto che guardando una bella sciarpa nella vetrina di un negozio io possa dire alla commessa: “Vorrei quella sciarpa beige laggiù” e lei rimanga interdetta perché la vede color sabbia…Ognuna delle due ha ragione, basta approfondire e ascoltare. E se non si ha la pazienza o la voglia di fare qualche domanda in più, il malinteso resta (e trovarsi davanti la faccia interdetta di una commessa non fa un buon servizio al cliente…)

Accadeva più o meno così al pilota protagonista del Piccolo Principe che, a sei anni, colpito da un libro sugli animali in cui aveva letto che i serpenti ingoiano e digeriscono le proprie prede intere, aveva fatto il primo disegno qui sopra. Orgogliosamente, aveva chiesto agli adulti se si sentivano spaventati, ma aveva ricevuto sorrisi ironici e sguardi stupiti: “Perché mai dovremmo essere spaventati da un cappello?”. Il piccoletto ci aveva riprovato, disegnando per filo e per segno l’interno della pancia del serpente boa che aveva ingoiato un elefante intero (disegno numero due). Gli adulti non avevano capito lo stesso e lo avevano invitato a lasciar perdere.

Già…lasciar perdere, ché le domande costano fatica e trovare le risposte ancora di più. Ma la realtà non è solo quella che vediamo e chi non si fa domande e non cerca risposte è vittima del suo personalissimo metamerismo cromatico perché non accetta altri occhi, altre luci, altri angoli. Invece il mondo è fatto soprattutto di questo: di occhi, di luci e angoli profondamente diversi…

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