Pasta Bianca

Fatine alla mensa aziendale...

"Eccoci là, tutte in fila, tutte insieme, nonostante tutto. Come in una sinfonia, ognuna di noi se ne sta come la nota giusta sull'esatto rigo del pentagramma: l'amicizia non fa stecche, è la sola canzone perfetta che ogni voce può intonare.
Per un attimo mi sono sentita veramente fortunata ed è questo attimo che voglio tenermi dentro e ricordarmi per sempre"

Quanto appare insipido e poco allettante la pasta bianca che ci viene messa sotto il naso di tanto in tanto? E quanto lo sarebbe se dovessimo mangiarla tutti i giorni? Ma d'altro canto, quanto ci appare normale la vita di una ragazza di trent'anni con un fidanzato, una famiglia, degli amici e un lavoro a cui pensare?

Leggete questo mio primo romanzo e scoprirete che le risposte a queste due domande non sono poi così scontate, perchè la pasta in bianco può essere una ragionevole via di fuga dai piatti non certo da gourmet che offre una mensa aziendale, così come la vita di Emma, la trentenne dalla vita comune, nasconde scintille e sorprese inaspettate. Sì, perchè la sua famiglia - in cui svetta al di sopra di tutti il fratello maggiore, che chiama amore la sorella e la consola a suon di partite di calcio - è più chiassosa e vivace di quanto si possa immaginare, il suo lavoro riserva cambiamenti e nuove sfide e, soprattutto, il suo fidanzato storico, così affidabile e prevedibile, darà uno scossone bello forte al suo equilibrio. Per fortuna che ci sono gli amici, in particolare, le amiche: le sei colleghe che le ronzano intorno rumorose come api, affettuose come sorelle e magiche come fatine, con cui Emma condivide chiacchiere, dubbi, insicurezze, pettegolezzi e saporite cenette etniche.

"Pasta Bianca" s'intrufola in uno squarcio di reale vita quotidiana con ironia, mostrando comuni aspetti dei nostri giorni, ma anche inusuali e indimenticabili personaggi, così come legami rari e rapporti personali di ogni genere. In maniera frizzante, leggera e - perchè no ? - ottimistica, il libro parla di ciò che conta e anche di ciò che è deliziosamente superfluo, ma che vale la pena di essere vissuto.

Quando ho scritto "Pasta Bianca" vivevo un momento di grande frustrazione lavorativa, a causa della fine di un progetto che mi aveva fatto enormemente crescere, professionalmente e umanamente, all'interno di una grande azienda internazionale. Sai quando pensi di aver trovato la scarpa per il tuo piede, ma poi ti accorgi che si è trasformata in uno zoccolo bucato? Cosa succederebbe se provassi ad uscire in pieno inverno, in una giornata piovosa, con quello zoccolo al piede? Come minimo ti beccheresti un raffreddore, giusto (o una polmonite, direbbe la mia Margherita, sempre ottimista e poco poco ipocondriaca)? Ebbene, io mi trovavo con le persone giuste, ma nell'ambiente lavorativo sbagliato, facendo qualcosa che non sapevo più cos'era. Dall'incertezza del momento, ma soprattutto dalla voglia di ricominciare, afferrando a due mani quanto di buono quell'esperienza che consideravo finita mi aveva portato, è nato questo mio romanzo; anche per questo, forse, ci sono così affezionata.

Dentro a questo libro troverete tutta la pungente ironia, l'affetto e la consolazione che soltanto veri amici possono darti; assaporerete l'amarezza dei dispiaceri e la dolcezza delle speranze che la vita riserva, ma vi troverete anche davanti a mille domande sulle certezze dell'amore e sulle sue tentazioni, sull'amicizia e il filo solido e solidale che lega le donne che la incontrano, sulle aspettative e le opportunità di lavoro, ma soprattutto su quanto un piatto di pasta bianca possa diventare importante, come una via di fuga.