Monia Scarpelli

"Ho compreso, infine, che nel mezzo dell’inverno vi era in me un’invincibile estate."

"Ho compreso, infine, che nel mezzo dell’inverno vi era in me un’invincibile estate."

Non imparare a ballare

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Prima Danza. Dopo pensa. E’ l’ordine naturale delle cose.
(Samuel Beckett)

Avevo più o meno quattro anni, un caschetto tra il rossiccio e il castano dorato, una risata irresistibile e i piedi sempre in movimento. C’era un momento in cui i piedi si fermavano, però e si fermavano per imparare a ballare.

E come si fa, direte voi, a imparare a ballare stando fermi? Il mio babbo mi faceva togliere le scarpe e con i piedi a paperella fasciati nei miei bei calzini, salivo sui suoi piedi e lui eseguiva alla perfezione i passi di tutti i balli che conosceva: il tango, il valzer, il cha-cha-cha…

Stavo con i piedi piantati sui suoi, il mento rivolto verso l’alto a osservargli i baffi rossi di sotto in su e sentivo la musica. E non era solo una posizione adorante, c’era di più: il babbo voleva che non li guardassi i piedi, era la musica che dovevo sentire, i piedi li sentivo già attraverso il contatto:

“Le ballerine vere non li guardano i piedi” mi diceva sempre e io ho capito che non serviva imparare i passi a memoria come su un manuale, li dovevo sentire, era il piede che doveva dirmi quanto spostarmi sul pavimento, non la testa. Me lo avrebbe detto la musica e se sbagliavo, bé mi avrebbe detto anche quello.

Col tempo ho capito che il babbo mi aveva insegnato molto di più del cha-cha-cha (che ho sempre amato, pur non sapendo fare un giro completo su me stessa come faceva invece lui) o del valzer lento (che a dire la verità ho sempre ballato malamente perché volevo correre troppo): mi aveva insegnato a seguire la musica, a prendere il ritmo, ad andare a tempo. E anche se una nota canzone sostiene che si può ballare sul mondo, la realtà è che ogni giorno si balla nella vita, proprio in mezzo, immersi fino alle ginocchia, ai fianchi o al collo.

E se riesci ad andare a tempo, la vita te la salvi molto spesso.

Ho capito anche che ci sono miliardi di persone che conoscono i passi giusti, quelli perfetti, col piede rivolto all’esterno o all’interno, il polpaccio rigido o il fianco che scende morbido, ma in pochi, solo in pochi ballano dentro di sé. E se la musica non ti attraversa la schiena, la pancia, ti dà una scossa e ti fa circolare il sangue, la gioia di quel ballo non la sentirai mai. Non sono i passi che servono, sono la passione e il cuore.

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