Monia Scarpelli

"Ho compreso, infine, che nel mezzo dell’inverno vi era in me un’invincibile estate."

"Ho compreso, infine, che nel mezzo dell’inverno vi era in me un’invincibile estate."

Level 42…

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In “Guida galattica per autostoppisti”, la risposta alla “Domanda Fondamentale sulla Vita, sull’Universo e Tutto quanto”, il senso della vita intera è…42!!!

Per me è il mio binario 9 e ¾ , quello al quale arrivi correndo come il vento contro un muro e poi non ti schianti.

C’è un gruppo di me che popolano questi 42, non mi stanno tutte simpatiche e non vado d’accordo con tutte, eppure ho imparato ad accettarle con tutte le loro debolezze e straordinarie risorse.

C’è dentro il ciuffo laccato anni ’80, quello che Madonna in “Cercasi Susan disperatamente” ci fa un baffo, quello per cui, ne sono certa, abbiamo causato più di un buco nell’ozono. Ci sono i Goonies e Dirty Dancing; il primo amore per uno più grande, tremendamente più grande e con la motocicletta, uno che non ti avrebbe mai guardata, con quegli occhiali e quell’asse da stiro con due aspirine sopra al posto del seno. C’è l’amore, quello vero, che ti fa sentire le farfalle nello stomaco; il primo bacio, dal quale sono quasi scappata, con la voglia irrefrenabile di tornare e mordergli le labbra. C’è la scuola media e la mia zazzera liscia stecchita. Ci sono le superiori e la prima interrogazione col Prof. Andreoni che dice: “Ovvia Scarpelli, ricominciamo!”. Ci sono i trenta e lode e la fatica di ottenerli lavorando. Ecco, ci sono i miei mille lavori: l’albergo, l’agenzia, la compagnia aerea, i congressi, le lingue straniere imparate buttandosi a capofitto, le cazzate dette a bassa voce, le conversazioni con i miei paesi export così lontani, gli uffici sbilenchi e quelli patinati.

C’è una bambina che piange e che mi sono presa in braccio perché oggi sono mamma anch’io; ma come si fa a consolare la tristezza di un bambino l’ho imparato da piccola, ricordandomela sempre quella tristezza, non da adulta. C’è una donna spaventata ma folle, folle da credere che tutto sarebbe andato bene, folle da ballare tutta la sera a una festa spagnola con una delle sue migliori amiche, a poche ore da un’operazione. C’è una donna che si tiene una mano sulla pancia e si sente un universo. Quella stessa donna che fa di testa sua, che si muove anche quando le ordinano di stare ferma. C’è la Moma, perché le amiche la chiamano così. C’è la zia Monia che lascia in eredità i suoi capelli rossi. C’è il metro e 55 che fa sembrare una bambina, le pieghe attorno alle labbra per tutti i sorrisi fatti, c’è la donna che non smette di studiare, che ne ha voglia più di quando era ragazzina. C’è una donna che parla in pubblico divertendosi come una matta, una che canta a squarciagola in macchina e dentro al telefono. C’è la donna degli “abbracci gratis” e degli occhi dolci, c’è la donna delle lacrime facili e dei sorrisi rumorosi e scroscianti come applausi. C’è un’amica che manda un messaggio al secondo, che scaccia le solitudini, che si coccola gli errori, anche quelli degli altri. C’è quella che urla alle partite di rugby, lo tsunami, la trottola che gira, la ballerina di cha-cha-cha. C’è la cantastorie, quella che odia stirare ma …falla cucinare! C’è la ranocchia che nuota piano, lo scoiattolo che si rifugia su un albero a leggere. C’è la tigre che non smette di lottare e, ogni tanto, solo ogni tanto, si guarda allo specchio e si trova più affascinante di qualche tempo fa.

Ci sono troppe donne in questo livello 42, troppe per rinunciare alla loro compagnia nell’andare avanti, troppe per non vedere la sensibilità di ognuna, troppe per non considerare ricchezza la fragilità, coraggio le ferite; troppe per credere a quelli che ogni giorno si professano invincibili, o non capire per chi sei soltanto “audience”, solo un pubblico perfetto. Troppe donne perché questo non sia un inizio, anziché un compimento. Per cui salve a tutti: oggi sono nuova.

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